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Leggi il Vescovo
01/05/2019
Care sorelle e fratelli,
 
è veramente un ambiente particolare quello in cui stiamo celebrando questa Eucaristia e questa particolarità mi auguro possa favorire una preghiera intensa.
 
Una preghiera che diventa benedizione. L’Eucaristia è innanzitutto una benedizione a Dio: tra qualche istante diremo nella liturgia “benedetto sei tu, Signore, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane e questo vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo”.
 
Una preghiera che diventa anche invocazione. Prego per tutti voi, per le vostre famiglie, ma in questa Eucaristia desidero presentare al Signore la preghiera per tutti coloro che lavorano in questo luogo, in questo paese, in questa valle, nella nostra provincia, nella nostra diocesi. In questa giornata a livello cittadino e nazionale ci sono manifestazioni che rappresentano i lavoratori; noi vogliamo pregare per tutti coloro che lavorano.
 
Vogliamo invocare il Signore anche per tutti coloro che non lavorano e sperimentano la precarietà.
 
Vogliamo invocare il Signore per tutti coloro che in incidenti nel loro lavoro sono rimasti invalidi.
 
Una preghiera che diventa suffragio per tutti coloro che sono morti sul lavoro, nel lavoro, a causa del lavoro. Sappiamo che è un numero impressionante, che si allarga nella sofferenza alle famiglie coinvolte. Un numero impressionante che non può non interrogarci sulle condizioni complessive in cui ancora oggi - e soprattutto oggi - si lavora.
 
La preghiera allarga gli orizzonti ed il cuore. Mi auguro che sia evidente per coloro che credono e possa diventare una domanda per coloro che non credono. Perché pregare?
 
Nella preghiera gli occhi si alzano. A volte nel mondo del lavoro ci sono motivi per abbassare gli occhi. Nella preghiera possiamo rialzarli e l’orizzonte diventa subito più vasto. Superiamo la tentazione che porta a ripiegarci su noi, a volte pure a causa di problemi gravi che ci affliggono, ma che non verranno risolti da alcuna forma di ripiegamento.
 
Nella preghiera il cuore si allarga. Nella preghiera pensiamo a noi, ma non solo a noi. Se a volte non ci è dato di raggiungere le persone o le condizioni ci superano, possiamo renderci vicini attraverso la preghiera.
 
Stiamo pregando in questa centrale che si trova in una valle che non è solo abitata da molti di voi, ma mi auguro sia amata da tutti voi. L’amore per la montagna per me - in questi dieci anni - è diventato amore per le nostre valli, ma soprattutto per le persone che ancora vi abitano. Quasi quotidianamente da cristiano, oltre che da Vescovo, e insieme da cittadino, mi interrogo sul futuro delle nostre valli.
 
Ci sono tante comunità cristiane: in questa Val Brembana sono 67 parrocchie per circa 50.000 abitanti. Non mi rassegno. So bene quali sono le dinamiche sociali che si stanno sviluppando e sono state ricordate dal Signor Sindaco. I problemi sono veramente imponenti e tra questi c’è certamente quello del lavoro.
 
Siamo in un luogo di lavoro, dove si produce energia da una sorgente che per sua natura rappresenta la pulizia e la limpidezza come l’acqua. Una centrale idro-elettrica, che attraverso un bene della natura, pulito, genera energia dalla terra e dal lavoro dell’uomo, come per il pane e il vino che nella liturgia tra poco offriremo.
 
Abbiamo una necessità assoluta di energia, che diventa fame vorace. Siamo dei consumatori di energia in maniera impressionante: non ci basta mai. Ne abbiamo infinitamente più bisogno che in anni passati. Noi sappiamo però come questo bisogno si accompagni a esigenze di sostenibilità ambientale e sociale non di poco conto.
 
Ci sono grandi problemi che caratterizzano il nostro tempo che vengono sottovalutati in maniera sorprendente: uno è quello della sostenibilità ambientale. La nostra terra può sostenere tutto quello che le stiamo chiedendo? In che termini è capace di sostenerlo?
 
Cosa possiamo fare per corrispondere a quel grido della terra che il Papa non dissocia dal grido dei poveri?
 
La terra ha sete, l’industria ha sete, l’uomo ha sete. L’acqua corrisponde a questa sete e insieme alla fame di energia.
 
L’orizzonte in cui viviamo ci consegna un cambiamento epocale. Noi a volte lo dimentichiamo perché ne siamo immersi come un pesce che non sa di essere nell’acqua, ma ci vive. Spesso misuriamo le cose e giudichiamo la società a partire da criteri che dimenticano che siamo in una fase di cambiamento tra le più importanti della storia dell’umanità. C’entriamo tutti, c’entriamo in mille modi.
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