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Il 10 settembre l'ordinazione episcopale di Padre Pizzaballa







Si è svolta sabato 10 settembre nella Cattedrale di Bergamo l'ordinazione episcopale dell'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa che Papa Francesco ha nominato Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme.
 
 
Più di mille i fedeli che hanno partecipato tra cui i genitori del nuovo Arcivescovo e i familiari.
Diverse le autorità civili e militari, tra cui l'Ambasciatore di Israele e di Cipro il nuovo prefetto di Bergamo, Dr.ssa Costantino, alla sua prima uscita ufficiale, alcuni Sindaci, parlamentari e senatori.
 
Tra le diverse rappresentanze i Cavalieri del Santo Sepolcro che erano guidati dal Gran Magistero, la delegazione di Terra Santa, del Patriarcato e della Custodia.
 
Il servizio d'ordine è stato curato dai cadetti dell'Accademia della Guardia di Finanza. Hanno accompagnato il Cardinale i carabinieri in alta uniforme.
 
Con il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha presieduto la solenne celebrazione, hanno concelebrato il Patriarca emerito Twal, il Vescovo di Bergamo Beschi, con una ventina tra Arcivescovi, Nunzi Apostolici, Vescovi.
 
Ha assistito alla celebrazione la delegazione ecumenica dell'Arcivescovo Nectorius come inviato del Patriarca Greco Ortodosso.
Hanno accompagnato il nuovo Arcivescovo nei riti di ordinazione, il nuovo Custode di Terra Santa successore di Padre Pizzaballa e il parroco di Cologno al Serio, suo paese natale.
All'inizio della celebrazione il Vescovo di Bergamo ha donato all'ordinando che l'ha indossata, copia dell'antica croce di San Procolo, tra i primi Vescovi di Bergamo, custodita nella cattedrale.
 
 

 
Il nuovo Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa è nato a Cologno al Serio, in provincia di Bergamo, nel 1965. Ha frequentato il noviziato al santuario della Verna presso i Frati Minori Francescani ed è stato ordinato sacerdote nel 1990. A Gerusalemme compie la specializzazione in studi biblici. Dal 1998 è professore assistente di Ebraico biblico e Giudaismo. Accanto all'impegno accademico l'attività pastorale di padre Pizzaballa è stata indirizzata soprattutto verso la comunità "ebraofona" (comunità cattolica in Israele che si esprime in ebraico moderno). In questa linea, nel 1995 ha curato la pubblicazione del messale romano in lingua ebraica ed ha tradotto vari testi liturgici in ebraico per le comunità cattoliche in Israele. Nel 2004 è stato nominato Custode di Terra Santa.
 
L'azione pastorale di padre Pizzaballa si è contraddistinta per equilibrio e spiccata capacità strategica e diplomatica nella complicata mediazione tra lo stato d'Israele e le autorità palestinesi. La sua voce è stata una delle più ascoltate nell'intricato mondo politico religioso della Terra Santa. Papa Francesco ha affidato a padre Pizzaballa l'incarico di organizzare l'incontro tra il presidente d'Israele Shimon Perez, il presidente dell'Autorità Palestinese Abu Mazen e il Papa stesso alla presenza del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, svoltosi in Vaticano l'8 giugno 2014.
 

 
DICHIARAZIONE DI S.E. MONS. PIZZABALLA
 
Immediatamente dopo l’annuncio della mia nomina ho espresso lo stupore e anche la trepidazione con la quale mi accingevo alla nuova missione assegnatami. Riflettendo su quanto mi è accaduto ho riletto il brano del Vangelo di Emmaus. A Emmaus Gesù corregge la fede dei discepoli disorientati e li rieduca ad una nuova speranza; smette di essere funzionale alle nostre attese, ai nostri progetti efficienti e le nostre programmazioni, che si scontrano invece con un Regno a forma di croce. E, come i discepoli di Emmaus, torno a Gerusalemme condividendo con quegli Apostoli la missione e il modo di viverla. Cercherò di vivere questo ministero non preoccupandomi troppo di quanto e come potrò risolvere o realizzare, ma cercando di assecondare sempre più passaggi, transizioni, maturazioni di persone e comunità. Il Vescovo è uno che fa spazio più che occuparne. Abbiamo bisogno di imparare a rileggere, a correggere le nostre letture e le nostre impostazioni alla luce di una Parola che non smette di levarsi sulle nostre città, sulle nostre relazioni e modi di vita. E le soluzioni verranno. E se non verranno vuol dire che dobbiamo imparare a stare nella complessità – come spesso accade in Medio Oriente - trovando in quella accettazione la forma, forse meno gratificante, ma sicuramente più vera, del nostro consegnarci per la vita di tanti. Cercherò inoltre di continuare nell’opera importante di incontro e di fraternità con le altre Chiese Cristiane non cattoliche. Gerusalemme non può non pregare e operare per l’unità tra i credenti cristiani. E infine, possibilmente anche con ebrei e musulmani, ci impegneremo per la pace di Gerusalemme. Pace che è accoglienza cordiale e sincera dell'altro, volontà tenace di ascolto e di dialogo, strade aperte su cui la paura e il sospetto cedano il passo alla conoscenza, all'incontro e alla fiducia, dove le differenze siano innanzitutto opportunità di compagnia.
 
 

 
Lo Stemma 
 
 
Stemma: d?argento alla città di Gerusalemme raffigurata come una cinta muraria uscente dai lati dello scudo, merlata di cinque alla guelfa, aperta del campo, cimata a destra da una cupola a cono troncato, al centro da una torre merlata di tre alla guelfa, a sinistra da una cupola ovoidale, il tutto d?oro, murato di nero e sormontato dal rotolo della Parola d?oro caricato del Chrismon di nero. Al capo d?azzurro al destrocherio posto in banda, vestito alla francescana, stimmatizzato di rosso e uscente da una nube d'argento movente dal fianco sinistro dello scudo, ed attraversato da un sinistrocherio simile, ignudo di carnagione, posto in sbarra, stimmatizzato di rosso ed uscente da una nube d'argento movente dal fianco destro dello scudo.
Motto: Sufficit tibi gratia mea.
 
Nello stemma arcivescovile adottato da S.E. Mons. Pierbattista Pizzaballa appare la città di Gerusalemme così come nel Medioevo era tradizionalmente raffigurata sui sigilli del regno latino (cfr. S. De Sandoli, Corpus Inscriptionum Crocesignatorum Terrae Sancte, 1974, 128-140), ovvero come una città con mura e porta, da cui si alzano la cupola a cono dimezzato del Santo Sepolcro, la Torre di Davide e la cupola tonda dell?attuale Moschea, stilizzazione a cui era abbinato il motto Civitas Regis Regum omnium.
La colorazione riprende quella dello stemma di Gerusalmme durante il regno latino, quando la croce gerosolimitana era d?oro in campo argento. È una colorazione che l?araldica ritiene unica ed eccezionale, altrimenti non possibile perché vìola la nota convenzione dei colori negli stemmi di ?non sovrapporre metallo a metallo e colore a colore?, e che solo per Gerusalemme, per la sua unicità, venne accettata e ritenuta non un ?errore?. La scelta di questi colori è quindi un voluto omaggio alla città di Gerusalemme attribuendole quei colori più preziosi che a lei sola, l?araldica riconosce. L?oro in araldica simboleggia la fede, e la verità, l?argento la purezza, l?innocenza, l?umiltà, e la giustizia.
 
Anche oggi Gerusalemme mantiene la vocazione ad essere casa di preghiera per tutti i popoli (Is 56, 7) e i tre luoghi simboleggiati nello stemma medievale sono anche un rimando alle differenti tradizioni religiose che in essa convivono e per la cui pacificazione è chiamato ad impegnarsi anche il Vescovo.
Gerusalemme è il luogo del compimento del mistero della salvezza in Cristo, rappresentato nel Chrismon posto sul rotolo della Parola. Esso è posto in alto, quasi a illuminare la città e insieme la custodisce ed è pronto a discendervi.
Dio, che sostiene il suo servo con sua grazia, in questa città ha portato a pienezza quanto promesso al profeta Geremia nella visione del ramo di mandorlo: io vigilo sulla mia parola per realizzarla (Ger 1, 11). In essa è infatti nato Cristo, la Parola vivente, Colui che ha fatto dei due un popolo solo, prefigurato e annunciato nei due Testamenti.
Da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la Parola del Signore (Is 2,3 // Mic 4,2). Ancora oggi, ci ricordano i profeti, la Chiesa in Gerusalemme ha la particolare vocazione di testimoniare in un contesto particolare la vigilanza sulla Parola del Signore e di realizzarla.
 
Nel capo dello stemma sono raffigurate le braccia incrociate di N.S. con quelle di S. Francesco, simbolo dell?Ordine Francescano, così come è d?uso per i vescovi appartenenti all?Ordine.
 
Lo scudo ovato in questa versione è quello che l?araldica definisce ?a mandorla?, forma elegante che si abbina in modo armonico ai consueti elementi distintivi dell?emblema arcivescovile.
 
Lo stemma, infine, è completato dai consueti contrassegni arcivescovili; la croce astile a due braccia su cui è posto lo scudo e il galero verde con 20 fiocchi, disposti 10 per lato .
 

 
Il Motto 
 
"Sufficit tibi gratia mea" (2Cor 12, 9)
 
La Terra Santa è crocevia di difficoltà e divisioni di ogni genere: tra le Chiese, tra le fedi monoteiste e tra i popoli che la abitano. Le difficoltà sembrano sempre enormi e insormontabili.
La Chiesa apparentemente sembra sempre essere schiacciata da tutte queste situazioni. Altri invece potrebbero cadere nella tentazione di pensare di essere chiamati a portare nei drammi di quella Terra la ?loro salvezza?, basata su propri mezzi e strategie.
Ebbene, in queste circostanze, la Parola di Dio ci ricorda che solo alla Grazia dobbiamo affidarci e a nient?altro. La Chiesa di Terra Santa non ha mezzi e non ha potere. Ha solo Cristo e la sua Grazia. ?Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!»? (At 3,6).
Nel giorno in cui mi fu comunicata la decisione del Santo Padre, quest?espressione è stata anche il riferimento biblico dal quale si è partiti.
È dunque questo il il motivo della scelta: avere la coscienza che la nostra missione altro non è che testimoniare la Grazia che per primi ci ha toccato e da questa solamente partire.
 

 
 
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