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Leggi il Vescovo
01/04/2018
Care sorelle e fratelli, riuniti così numerosi nella nostra chiesa cattedrale, desidero rivolgere a tutti e a ciascuno un augurio particolare che scaturisce dalla celebrazione che stiamo condividendo: la fede e la gioia della Chiesa che celebra la risurrezione di Gesù, diventi fede e gioia di ciascuno di voi.
 
 
La Chiesa vive di questa fede e di questa gioia da quando esiste. D’altra parte dobbiamo riconoscere che se ciascuno di noi non è messo nella possibilità di condividere questa fede e questa gioia il rischio è che la Chiesa sia qualcosa di lontano e di staccato dall’esperienza. Addirittura così sembra che la Chiesa si svuoti dell’esperienza stessa che celebra, perché la Chiesa è formata da ciascuno di noi.
 
L’augurio che la fede e la gioia della Chiesa diventi la fede e la gioia di ciascuno significa che ognuno di noi possa rinnovare l’esperienza di Cristo risorto, il vivente. Un’esperienza che ci è possibile per dono di Dio, perché tutti noi abbiamo ricevuto il dono dello Spirito di Dio, che è lo Spirito del risorto. Non è una specie di autosuggestione, per altro alimentata da una condivisione ampia di persone, che ci introduce a questa fede rinnovata e a questa gioia. È invece il dono dello Spirito di cui ciascuno di noi è stato fatto destinatario.
 
Insieme al dono dello Spirito c’è la Parola del Signore che abbiamo ascoltato e che diventa la via per entrare in questa gioia pasquale.
 
Abbiamo avvertito la stessa difficoltà dei primi discepoli di Gesù che non avevano ancora compreso le Scritture. Questo “comprendere le Scritture” sarà un impegno che accompagna tutta la nostra esistenza, anche se il Vangelo soprattutto in alcuni suoi aspetti particolari ci è familiare.
 
La prima immagine che oggi il Signore ci consegna è quella di una donna: Maria Maddalena, la prima che il giorno dopo la grande festa ebraica della Pasqua, di buon mattino, si reca al sepolcro e si trova di fronte ad una sorpresa che la sconvolge. Maria velocemente, di corsa dice l’Evangelo, torna dove stanno i discepoli di Gesù e dichiara ciò che ha visto: “hanno portato via il Signore! non è più nel sepolcro! e non sappiamo dove l’abbiano portato!”. Umanissima considerazione alla luce di un fatto che si è presentato in maniera sorprendente agli occhi della Maddalena.
 
Care sorelle e fratelli, queste parole di Maria Maddalena ci risvegliano una consapevolezza che probabilmente ci appartiene ma che a volte dimentichiamo con grande sofferenza, perdendo la gioia della Pasqua: questa consapevolezza è che Gesù non è collocabile! Non sta lì e tanto meno sta in un sepolcro.
 
In un sepolcro ci può stare un cadavere, ma Gesù non è un cadavere. Gesù è risorto, è il vivente. Non può essere intrappolato, non può essere posseduto, come in fondo - per amore - voleva Maria Maddalena.
 
Noi sappiamo bene dove è Gesù, abbiamo imparato che Gesù ci parla e quindi è nella sua Parola. Da cristiani sappiamo che Gesù è nei santi segni che abbiamo imparato a chiamare sacramenti. Conosciamo il Vangelo per cui sappiamo che Gesù si rende speciale in modo speciale nei poveri, nei bisognosi, negli affamati, assetati, nudi, carcerati, malati, emigrati, prigionieri: lo ha detto lui chiaramente.
 
Noi conosciamo Gesù, ma non lo riconosciamo. Non basta la conoscenza: io so il Vangelo, io so la dottrina, mi sembra a volte di ripetere sempre le stesse cose. Questo non ci dà gioia. La gioia non consiste semplicemente nel conoscere una persona, ma nell’incontrarla. Se quella persona ci è cara, se quella persona per noi è rilevante o addirittura decisiva, se quella persona noi la amiamo, non basta conoscerla, dobbiamo riconoscerla.
 
A volte facciamo prevalere l’istinto di possedere non solo le cose ma anche le persone. Quante volte succede nella nostra vita: verso le persone stesse che stanno vicino a noi abbiamo l’istinto di trattenerle, di possederle. Questo però ci toglie la gioia di riconoscerle: di meravigliarci ancora di loro, di stupirci di loro. Così avviene anche di Gesù: io lo conosco, io sono cattolico, io partecipo agli appuntamenti della Chiesa…
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