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Sacro Cuore - Giornata per la santificazione del clero - Fiobbio






Care sorelle e fratelli, in questa riflessione mi rivolgerò in modo particolare ai sacerdoti, confidando che queste parole possano essere fruttuose anche per voi, perché quello che ricorderò ai sacerdoti richiede il vostro sostegno, la vostra fede, la vostra preghiera.
 
 
Il Santo Padre in questi giorni ci ha offerto dei segni come lui è capace, che ci invitano a considerare la bellezza del ministero sacerdotale. La sua visita a Bozzolo e a Barbiana, l’omaggio che ha reso alla tomba di don Mazzolari e di don Milani non possono lasciarci indifferenti e non suscitare in noi - che non siamo né Mazzolari, né Milani - una serie di considerazioni che il Papa ha voluto consegnarci attraverso due preti molto particolari, che addirittura hanno vissuto l’incomprensione all’interno della Chiesa ma che hanno testimoniato alcuni aspetti della vita sacerdotale che noi in modo particolare vogliamo raccogliere.
 
Il primo di questi aspetti è certamente la passioni. Sono stati due preti appassionati. Due preti la cui passione non si è spenta sotto il peso di difficoltà, di sofferenze, di incomprensioni non indifferenti.
 
In questa giornata della santificazione sacerdotale vorremmo chiedere al Signore una passione rinnovata per lui e per il popolo che ci affida. Quella stessa passione che ci viene consegnata con l’immagine del suo sacro cuore.
 
Parliamo di passione e pensiamo all’amore, perché soprattutto di questo abbiamo bisogno noi, hanno bisogno le nostre comunità. In un tempo positivamente e problematicamente contrassegnato dall’organizzazione non possiamo lasciare le passioni soltanto al tifo sportivo o a qualche hobby che coltiviamo. La passione è espressione dell’amore.
 
Immagino voi, cari fratelli e sorelle che avete formato una famiglia: c’è bisogno di passione nelle relazioni coniugali giovani e anziane. C’è bisogno di passione per le vicende dei nostri figli. C’è bisogno di amore. E noi cari confratelli sacerdoti, non vogliamo rinunciare ad alimentare continuamente questo amore appassionato, questo fuoco interiore. L’immagine del Sacro Cuore così come la tradizione ce la consegna molto spesso è contrassegnata dal segno del fuoco.
 
Diceva il Papa nella meditazione di ieri, “una passione che diventa addirittura gelosa. Non di quella gelosia che si impossessa delle persone, ma di quella gelosia che dice di un rapporto che ha le caratteristiche di un amore sponsale”. Spesso anche io - se mi è consentito questo riferimento - nell’assegnare un compito a un sacerdote chiedo se è disposto a “sposare” quel mandato, a sposare quella causa, a sposare quella comunità alla quale viene inviato.
 
Sappiamo bene che c’è un’immagine severa che il Signore adotta in contrapposizione alla figura del pastora appassionato ed è quella del mercenario. Un’immagine che non vogliamo riportare semplicemente a questioni di soldi o di interessi personali, ma piuttosto a quelle tentazioni che a volte ci attraversano di prendere le distanze per tanti motivi da chi ci è affidato. In questa giornata del cuore di Gesù e della santificazione sacerdotale vogliamo chiedere per noi e per tutto il nostro presbiterio - ma anche per voi fratelli e sorelle - il dono dell’amore appassionato per essere pastori appassionati.
 
Vi è un secondo tratto che appare nelle figure di Mazzolari e di Milani, anche se molto diverse tra di loro, che faccio confluire nell’immagine del pastore sapiente.
 
Oggi forse più di ieri c’è bisogno di una sapienza capace di leggere, comprendere, interpretare il nostro tempo e capace di aiutare le persone che ci sono affidate a leggere la storia e la vita. C’è bisogno di questo esercizio di discernimento - una parola che in questi anni ripetiamo frequentemente - al quale vogliamo allenarci sempre più per poterlo offrire.
 
Non è una sapienza astratta, lontana dalla vita. Anzi, è proprio necessaria per comprendere la vita alla luce del Vangelo e della fede e saperla poi realizzare secondo la fede e il Vangelo. Per questo il pastore sapiente non è mai un distaccato, ma è colui che si accompagna. Questo esercizio di sapienza non avviene una volta soltanto, avviene solo camminando insieme, avviene lungo la strada.
 
Il discernimento diventa accompagnamento, senza lasciare che le seduzioni ci distolgano dal cammino: dal nostro cammino sacerdotale e dal cammino di vita cristiana del popolo che ci è affidato. Le seduzioni sono tante: sono quelle che hanno un potere forte capace di distoglierci dalla fedeltà al Vangelo, dalla concentrazione su Gesù. Facciamo attenzione quindi alla seduzioni che si presentano alla nostra vita di preti e disponiamoci al servizio del popolo di Dio perché non cada in quelle seduzioni che si rivelano illusioni della mentalità mondana.
 
Infine ci viene consegnato il tratto di un pastore coraggioso. Abbiamo bisogno di un rinnovato coraggio. Attraverso la passione e la sapienza significa alimentare una autorevolezza e una credibilità che ci permetta di guidare in questo caso e non solo accompagnare il popolo di Dio, a volte proprio come un papà e una mamma che se esercitano veramente il loro compito e il loro servizio di genitori sono chiamati a dire dei no. Forse in nome di un buonismo ecclesiale facciamo fatica a dire dei no evangelici: forse diciamo dei no su questioni molto piccole e invece poi taciamo rispetto a questioni di grande rilievo.
 
Cari fratelli, mi sembrava che in questa giornata così intensa la figura del pastore appassionato, sapiente e coraggioso potesse raccogliere le intenzioni delle nostre preghiere.
 
Vogliamo lasciarci illuminare dalla testimonianza di don Mazzolari e di don Milani: certamente preti che non hanno ceduto alla tentazione dell’indifferenza.
 
Vogliamo lasciarci illuminare, in questa chiesa parrocchiale, dalla testimonianza della Beata Pierina Morosini: una vita e una morte che portano con sé veramente i tratti della passione, dell’amore, della sapienza e del coraggio.
(trascrizione da registrazione)
 
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