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Apparizione Santa Caterina - Santuario dell'Addolorata






Care sorelle e fratelli,
ci stingiamo in questi giorni attorno all’immagine di Maria, qui particolarmente venerata, con la consapevolezza che il segno prodigioso che viene ricordato in questa giornata ha un valore particolare: è un segno comunitario.
 
Per la benevolenza di Dio, la Madre di Gesù si manifesta. La storia delle apparizioni è molto ricca, con alcuni vertici che la Chiesa intera ha riconosciuto. Ci sono poi dei segni particolari, come quello che ricordiamo oggi: qui non è apparsa la Madonna ma una stella, i cui raggi indirizzati verso l’immagine che abbiamo davanti agli occhi la rigenerano a fronte del deterioramento che il tempo le aveva procurato.
 
Attorno a questo segno - che non ha come destinataria un’unica persona - la comunità si riunisce. La comunità si riconosce in questo dono e alimenta non soltanto la fede nel Signore e la devozione a Maria, ma il senso stesso della comunità. In modo particolare della comunità cristiana che si riunisce non semplicemente perché si identifica, non semplicemente per un’appartenenza sociale, ma perché condivide la fede.
 
Noi a distanza di secoli ancora ci ritroviamo con lo stesso sentimento. Siamo qui ognuno con la nostra preghiera, la nostra speranza, ma accumunati nella fede pur provenendo da comunità parrocchiali diverse. È una comunanza particolare perché il legame è dato dal Vangelo del Signore Gesù. Questo vuol dire che concretamente noi insieme siamo chiamati a rappresentare questa fede, a testimoniare questa fede evangelica. Una testimonianza non solo personale, ma comunitaria.
 
Una stella, un’immagine restaurata, il volto della Vergine Addolorata: tutti questi particolari sono capaci di nutrire la nostra fede. Non si tratta semplicemente di un segno eccezionale, ma si tratta di un segno che parla. Oggi non vediamo più il prodigio ma possiamo raccoglierne il messaggio.
 
La stella è tradizionalmente immagine di Maria. La invochiamo nella litanie lauretane come “stella mattutina” o nel bellissimo inno a lei dedicato “Ave maris stella, ave stella del mare”. È la stella capace di orientare coloro che devono attraversare il mare e coloro che cominciano una nuova giornata. Care sorelle e fratelli, questa donna, la sua fede, la sua maternità, la sua partecipazione alla vita di Cristo è capace di orientare le nostre esistenze, sin dal mattino di una giornata, anche quando dobbiamo solcare mari qualche volte burrascosi.
 
C’è un diffuso disorientamento. Gli eventi - anche ultimi di cronaca - alimentano disorientamento. Maria, la stella, diventa capace di ri-orientarci. Riorientare i nostri sentimenti che a volte, condizionati da fatti o notizie che ci scuotono, rischiano di portarci alle vette e poi di sprofondarci negli abissi. Maria è la stella che orienta il nostro cammino.
 
Cari fratelli, non possiamo pensare come tutti, non possiamo reagire come tutti a ciò che avviene nella vita e poi solo dopo ricordarci il Signore con sua madre Maria. Lei è la stella che orienta i nostri pensieri, i nostri giudizi, i nostri sentimenti.
 
Maria è anche colei che ci illumina. I raggi illuminano. Se abbiamo bisogno di orientarci in una vita che sembra continuamente mettere alla prova il nostro disorientamento ancora ancora più bisogno di essere illuminati. Se anche le giornate sono splendide come quella di oggi, a volte nella nostra mente e nel nostro animo abita il buio. Abbiamo ricordato la sofferenza e il dolore di molti, forse anche la vostra. Abbiamo bisogno di una luce per non sprofondare nelle tenebre.
 
Il buio più pesante è quello della disperazione, a volte drammatica, altre volte fatta da una rassegnazione superficiale per cui ci sembra di non essere più capaci di nulla e che non valga la pena impegnarci per nulla.
 
Maria è una donna minuscola, non fisicamente ma per come ci viene rappresentata dal Vangelo. La proclameremo noi “regina”, ma la sua vita è minuscola, capace però di illuminare. Ogni volta che ritorniamo a Maria, al suo modo di stare con Gesù, alla sua fede, noi riceviamo un raggio di luce. Cari fratelli, la devozione va bene, ma lasciamoci illuminare dalla fede di Maria, altrimenti anche i nostri gesti rischiano di essere qualcosa che si logora col passare del tempo o nei momenti del bisogno.
 
C’è infine un terzo particolare di questo segno prodigioso, che è il restauro. La stella, con il suo raggio che illumina, rigenera l’immagine di Maria. L’immagine già esisteva. Questo ci consegna il messaggio di una fede che viene trasmessa di generazione in generazione.
 
Cari fratelli e sorelle, la tradizione non è semplicemente mantenere qualcosa che appartiene al passato, la tradizione è consegnarci gli uni agli altri. In modo particolare è attraverso la testimonianza che la fede ricevuta diventa proposta con tutta l’intensità di una convinzione come dono a coloro che vengono dopo di noi. Questo è il restauro, questa è la rigenerazione, questa è la tradizione. Non è una conservazione, ma una consegna.
 
Siamo chiamati a consegnare una testimonianza, senza paura. “I miei figli… i miei nipoti… non vanno a Messa, non credono più… il mondo non è più quello di una volta…”. Noi non abbiamo paura. Noi consegnamo.
 
Il recente pellegrinaggio della nostra diocesi in Russia ci ha messo di fronte a questa sensazione meravigliosa che abbiamo potuto toccare con mano: decenni di persecuzione, anzi addirittura di cancellazione della fede e della religione non sono riusciti a soffocare il seme di chi ha creduto veramente. Il seme è rimasto nel terreno e oggi germoglia ancora.
 
Non dobbiamo continuare a dire “la gente…”. Dobbiamo partire da “noi”. Rinnoviamo la nostra fede e consegniamola. Il buon seme germoglierà.
 
L’affresco destinatario di questi tre segni ci presenta l’immagine dell’Addolorata, che raccoglie tutta quanta la partecipazione di Maria alla vita e alla passione di Cristo, ma anche la vicinanza di Maria al dolore del mondo e ad ogni nostro dolore.
 
Nell’atteggiamento che tradizionalmente chiamiamo “la pietà” ritroviamo una capacità di attrazione che non è qualcosa di morboso, ma è la stessa verità della vita fatta di prove, di sofferenza e anche di morte.
 
Tra le tante evocazioni di questa figura, permettete che ne richiami una che in questi giorni mi ha particolarmente colpito. La pietà evoca un dono che vogliamo chiedere che è il dono delle lacrime. Ancor prima di sentire in queste ore la tragica notizia di un nuovo inaspettato attacco terroristico, avvertivo la necessità di partecipare a ciò che l’immagine dell’Addolorata ci rappresenta, cioè non solo la vicinanza a Cristo nella sua storia, ma la vicinanza a Cristo nelle sue esistenze crocifisse anche oggi. Il dono delle lacrime non è un sentimento che si esaurisce quando il pianto finisce, ma è piuttosto il segno di un movimento del cuore che diventa vicinanza, condivisione, solidarietà concreta.
 
Sono tornato alle parole che Papa Francesco, da poco eletto, recitava a Lampedusa: “Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del patire con gli altri. La globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere. Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo e in noi”.
 
Cari fratelli e sorelle, continuiamo la celebrazione dell’Eucaristia avendo avanti agli occhi questa immagine così capace ancora di parlare alle nostre coscienze, di sostenere la speranza e di rinnovare la testimonianza cristiana che vogliamo offrire ai nostri figli, alla nostra città, all’intera nostra diocesi.
 
 
AL TERMINE DELLA PROCESSIONE:
 
Care sorelle e fratelli, stiamo vivendo giorni di particolare venerazione alla Vergine Maria che qui ha compiuto un segno che i secoli non cancellano dalla memoria e dalla fede. Abbiamo portato Maria lungo le strade e dentro le nostre menti e i nostri sentimenti penso che in diversi modi abbiamo immaginato e desiderato di essere un po’ come lei. Anche la nostra città, che ha accolto in questo borgo l’immagine della Vergine, vogliamo pensare che possa essere come lei: una città materna in cui tutti abbiamo un compito supremo, quello di custodire le vite degli altri con la nostra vita. Soprattutto là dove la vita langue, soffre ed è prossima e spegnersi.
 
La nostra numerosa partecipazione questa sera alla processione è risposta morale ad ogni tentazione o forza distruttiva. La figura di Maria ci parla di una comunità cristiana e anche di una città che possa essere percepita da tutti come casa comune.
 
Una città accogliente in cui ogni solitudine non viene abbandonata a se stessa.
 
Una città solidale che non si lascia ghiacciare il cuore dalla paura, ma che attraverso l’attenzione concreta degli uni verso gli altri, in ogni forma, ci permette di rispondere alla violenza distruttrice con la solidarietà costruttiva.
 
Finalmente, l’immagine di Maria madre che accoglie tutti, particolarmente coloro che sono provati, ci dice di una comunità e di una città che non si rassegna all’invecchiamento: una città capace di generare energie nuove a cominciare da coloro che anziani non si rassegnano ma sono ancora capaci di indicare dei sogni.
 
Cari fratelli e sorelle, questa antica immagine della Vergine ci parli veramente di quella pietà che è virtù cristiana e virtù civile, che permette di rappresentare anche a partire dall’incontro di stasera una convinzione e una determinazione a costruire una comunità e una città che sia veramente casa comune, casa per tutti.
(trascrizione da registrazione)
 
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