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Solennità di tutti i Santi - Cattedrale






Care sorelle e fratelli,
 
possiamo ben dire che “ognuno ha i suoi Santi”. Oggi li celebriamo tutti insieme. La Chiesa in ogni angolo del mondo celebra e festeggia tutti i Santi, senza alcuna distinzione.
 
È una celebrazione di gioia perché i Santi rappresentano il nostro destino e ci consegnano l’immagine del nostro destino: l’abbiamo ascoltata nella rappresentazione grandiosa che il libro dell’Apocalisse ci ha trasmesso. Abbiamo udito del nostro destino anche nelle parole intense e profonde dell’Apostolo Giovanni che ci ricorda: già da ora noi siamo figli di Dio, anche se ancora non sappiamo quel che saremo. Un’unica certezza ci accompagna: che quando noi vedremo il Signore saremo come lui. Finalmente questo destino ci è stato prefigurato nelle beatitudini: una promessa di gioia per coloro che accolgono il Vangelo come lo hanno accolto tutti i Santi.
 
Recentemente Papa Francesco ha parlato del paradiso e mi ha riportato a un momento di grande tenerezza, quando in occasione della Giornata Mondiale delle Famiglie che si è tenuta qualche anno fa a Milano, a Papa Benedetto una piccola bambina cinese aveva rivolto questa domanda: “Papa, tu come ti immagini il paradiso?”. Papa Benedetto XVI, che a molti appariva così serio e riservato e qualcuno persino lo immaginava anche rigido, ha risposto con grandissima tenerezza che ha commosso moltissimi: “Io me lo immagino come quando ero bambino: la mia famiglia, la mia casa, la mia vita di tutti i giorni, il bene che ci volevamo, la rettitudine dei miei genitori, la serenità che si respirava nonostante fossimo in tempo di guerra”. Lo disse con un accenno talmente intenso che la commozione si diffuse in tanti. Così Papa Francesco nei giorni scorsi evocando il paradiso lo ha rappresentato come “l’abbraccio di Dio”: nel momento della conclusione della nostra vita e nel momento del passaggio noi saremo abbracciati da Dio e in quel passaggio possiamo respirare tutta la risposta ai nostri desideri di compiutezza e di felicità che portiamo nel cuore.
 
La festa di tutti i Santi ci rappresenta questo destino che è connotato essenzialmente dalla luce e dalla gioia. Non è una evasione rispetto al buio e alla tristezza che a volte sembra appesantire le nostre spalle e i nostri cuori. È piuttosto il frutto della fede che coltiviamo nel Signore e in ciò che il Signore rappresenta in noi con la sua vicenda, con la sua morte e con la sua risurrezione.
 
I Santi sono uomini e donne felici, non perché la vita abbia loro riservato particolari fortune, ma perché hanno trovato il centro dell’esistenza. A questo si sono conformati.
 
Sono uomini e donne felici perché sono entrati in un mondo un poco diverso rispetto a cui siamo abituati e forse a cui ci siamo rassegnati. È il mondo in cui l’essere di ogni persona - anche la più piccola - è più importante dell’avere.
 
Anzi, c’è qualcosa che rende ancora più intenso l’essere e il vivere: è il dare. I Santi ci introducono alla felicità percepita nel momento in cui ci rendiamo conto che donare agli altri dà più gioia che avere per sé.
 
I Santi ci rappresentano una varietà infinita di modalità di vita, ma il cuore, quello che alimenta la loro gioia - per cui possiamo dire che la santità è gioia - è proprio questa conversione: il passaggio decisivo dall’avere per sé, all’essere per gli altri.
 
Questa specie di guado ci permette di entrare nel segreto della vita di Dio, di un Dio che non è per sé, che non vuole per sé, ma che nella vicenda di Gesù - che noi vorremmo continuare a raccontare e a testimoniare - si mostra come un Dio per noi, un Dio con noi.
 
E se siamo fatti a immagine di Dio, questo è il nostro destino e qui troviamo la nostra gioia.
 
Riconosciamo i Santi, care sorelle e fratelli: riconosciamo i Santi nelle loro storie. Alcuni di noi conoscono storie di Santi. Possiamo ben dire che sono storie che scaldano il cuore. Molte delle narrazioni da cui ogni giorno veniamo bombardati sembrano intristirci: un tempo narrare le storie dei Santi era una delle forme di racconto più diffuse, quando la fede era abitudine quotidiana. Oggi abbiamo dismesso questo tipo di narrazione. Nel celebrare i Santi vorremmo riproporre innanzitutto a noi stessi e poi se c’è possibile anche alle persone che ci sono familiari, la narrazione della storia dei Santi, di quelli antichi e di quelli più recenti, perché i Santi non appartengono soltanto al passato.
 
Riconoscere i Santi significa riconoscere anche coloro che stanno ancora vivendo tra noi. Non solo quelli che hanno già raggiunto quella gioia definitiva di cui parlavamo, ma riconoscere coloro che ci testimoniano oggi questa gioia: la gioia del Vangelo. È una testimonianza che merita una attenzione ma che comunque non è difficile da apprezzare, perché è una testimonianza di luce. Sono fessure di luce che si aprono nella vita quotidiana. Ciascuno di noi è capace di riconoscere la luce, di scoprire anche una piccola fessura di luce.
 
I Santi, sia quelli del passato che quelli del presente, non rappresentano la perfezione della luce, ma comunque permettono a tutti di vedere fessure di luce. Questo affascina anche i più giovani, sono toccati quando avvicinano persone in cui possono vedere fessure di luce che conducono alla bellezza, alla verità, alla profondità della vita.
 
Care sorelle e fratelli, i Santi sono testimoni della gioia della fede e per questo sono sempre viventi: quelli che stanno con noi, quelli che possiamo essere noi e quelli che hanno segnato la storia del mondo.
 
I Santi sono viventi, coloro che vivono e generano continuamente vita.
(trascrizione da registrazione)
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