• diminuisci dimensione carattere
  • ripristina dimensione carattere
  • aumenta dimensione carattere
 Home Page » Vescovo » Leggi il Vescovo » Solenntià di Tutti i Santi - Cattedrale 
Solenntià di Tutti i Santi - Cattedrale






Care sorelle e cari fratelli,
 
a parola del Signore che abbiamo ascoltato nelle Beatitudini, la pagina del libro dell’Apocallisse e della lettera di San Giovanni, sono state capaci di evocare l’orizzonte della santità che rappresenta il compimento della vita di chi segue Gesù. La santità dice una relazione con Dio in Gesù al punto tale che questa relazione è capace di dare forma al nostro volto, alla nostra vita.
 
Quello che noi riconosciamo nei Santi è proprio il fatto che nei tratti della loro esistenza noi riconosciamo il volto di Cristo e attraverso il volto di Cristo, il volto stesso di Dio.
 
La proposta che la Chiesa in questi decenni, a partire dalla celebrazione del Concilio, continua a consegnare alla comunità dei cristiani è quella non soltanto di riconoscere i santi ma di percepire una ulteriore chiamata alla vita cristiana nel segno di un appello alla santità. Nel nostro volto, nella misura in cui crediamo al Signore, può apparire qualche tratto del suo volto. Come nel suo volto possiamo riconoscere qualche tratto dei nostri volti.
 
Abbiamo molto spesso interpretato la santità come perfezione. In questi ultimi anni c’è uno sforzo - per certi versi un po’ paradossale - a dire che la santità non è perfezione, che i santi non sono perfetti e non sono nemmeno i nostri eroi, così come normalmente noi immaginiamo un eroe, anche se è pur vero che una delle caratteristiche per cui la Chiesa proclama un santo è l’eroicità delle sue virtù.
 
Oggi noi avvertiamo che la santità che certamente ha in qualche modo a che fare con la perfezione - quella di Cristo - e che in qualche modo ha a che fare con l’eroismo - nel senso di una particolare intensità della vita cristiana - è comunque un destino, anzi una destinazione.
 
Noi siamo destinati alla santità. Dove va la nostra vita? Che senso ha la nostra vita? La risposta di un credente assume la pregnanza di questa parola: santità. È la relazione con Dio il nostro destino. Il compimento di questa relazione, la perfezione di questa relazione è il nostro destino.
 
Al punto tale che dentro questa relazione noi possiamo ritrovare il senso di tutte le nostre relazioni: il senso delle relazioni di amicizia, delle relazioni di amore. Sono relazioni che non sono destinate a non rimanere soltanto un ricordo - come quelle dei nostri morti in questi giorni - ma vanno a compiersi trovando la sorgente sorgiva nella relazione con Dio.
 
Un tratto di quella santità che contempliamo nei santi e alla quale siamo chiamati, lo colgo dalla festa di oggi, di “tutti i santi”. Ognuno ha il suo santo protettore, ci sono i santi patroni di una chiesa locale, ci sono i santi a cui siamo particolarmente devoti. Dire che è la festa di tutti i santi non vuol dire semplicemente unirli tutti nella venerazione della preghiera come stiamo facendo, ma è comprendere che la santità è nello stesso tempo singolare e estremamente varia (come è vario il genere umano, perché ognuno ha una sua via alla santità del tutto unica e personale), ma anche ci è data nel momento in cui ci percepiamo insieme sulla strada della santità.
 
Come siamo affascinati dalla figura di un credente che testimonia con intensità la sua fede, tanto più avvertiamo l’esigenza di una testimonianza condivisa e comunitaria della santità. Oggi qualche volta quando si dice “chiesa” si pensa a qualcosa i cui tratti oscuri ci sembrano prevalere sui tratti luminosi. Cari fratelli e sorelle, siamo noi che nella modestia della nostra vita possiamo lasciar trasparire la luminosità della nostra chiamata che apparirà non solo più evidente ma anche più credibile nel momento in cui la condividiamo, nel momento in cui insieme ci aiutiamo reciprocamente a percorrere questo cammino.
 
Il grande Papa Paolo VI, che appunto poche settimane fa è stato riconosciuto Santo da tutta la Chiesa, scriveva: “La santità è condizione personale e insieme dimensione sociale, perché il mondo aspetta il passaggio dei santi”.
 
Cari fratelli, noi a volte diventiamo lamentosi nei confronti del mondo, quasi che ci rendesse impossibile di essere cristiani e quindi santi. In realtà il mondo ha bisogno di santi: della santità personale, eccezionale, che riconosciamo in alcuni, ma anche di questa santità di popolo che noi vogliamo incarnare nei nostri gesti, nel nostro stile, nel nostro essere e fare quotidiano.
 
Ancora Paolo VI diceva: “Se la santità è unica e consiste nell’essere uniti a Dio vitalmente mediante la carità, essa si realizza in tante forme diverse, in tante misure diverse”.
 
Mi aveva colpito molti anni fa un’immagine un po’ provocatoria, quella del santo involontario. Noi immaginiamo che la santità sia il frutto non solo di una decisione, ma anche di uno sforzo, in realtà sembra che il modo migliore per rispondere alla chiamata alla santità è rinunciarvi. È questa la provocazione: rinunciare all’immagine di una santità eccezionale e perseguire quella santità quotidiana alla quale tutti siamo chiamati e che ci è accessibile proprio per la fede che noi coltiviamo nei confronti del Signore.
 
Se tutto questo ci appartiene in questa festa dei santi e lo vogliamo riproporre al nostro cuore, allora noi possiamo spargere il profumo della santità.
 
Quando muore una persona riconosciuta come santa si usa l’espressione “è morta in odore di santità”. Quel profumo non è qualcosa che si sente quando uno muore, ma passa attraverso le nostre esistenze.
 
Dalle nostre esistenze possa trasparire un profumo di santità che infine ha a che fare con il sapore della vita.
 
Questo profumo di santità proviene da un’intima gioia: la gioia di poter essere credenti, la gioia dell’amicizia con Dio che è proprio trasformante. Non c’è mai stato un santo triste, ci sono i santi seri, ma non tristi. I santi sono persone che danno sapore attraverso la loro vita alla vita di una moltitudine, attraverso il buon profumo della santità.
 
Celebriamo quindi con intima e condivisa gioia la santità di una moltitudine, nella quale vorremmo riconoscere anche i volti di chi ci è caro, e avvertiamo questo interiore appello a realizzare la nostra vita nel segno della santità.
(trascrizione da registrazione)
banner