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Consacrazione nell'Ordo Virginum - Cattedrale






 
Care sorelle e fratelli,
la consacrazione di Margherita avviene in questa liturgia piena di gioia, mentre benediciamo il Signore per Maria, la madre di Gesù, che veneriamo come Immacolata Concezione. Vorrei condividere con voi un pensiero a partire dalle parole evangeliche appena ascoltate: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. Credo che non sia forzatura ripetere queste parole dicendo: “Non temere, Margherita, perché hai trovato grazia presso Dio”.
 
L’angelo dice a Maria, a Margherita oggi, a noi e alla Chiesa: “Non temere!”. Tutta l’esperienza di Dio come ci è testimoniata dalla sua Parola, è percorsa da questo invito. È più che un invito, è una sollecitazione: non abbiate paura!
 
Questa parola risuona particolarmente oggi, dove sembra che la paura condizioni così fortemente i sentimenti, i pensieri, le emozioni, le pulsioni. Sono molte le paure che ci circondano. Se ci mettessimo insieme e scrivessimo un elenco probabilmente ne individueremmo numerose, una diversa dall’altra. Ce ne sono alcune che ricorrono: la paura di non essere amati, riconosciuti, accettati; la paura dell’abbandono; la paura così logorante di essere inadeguati non solo professionalmente, ma a volte alla vita stessa, cioè di non essere all’altezza o di non trovare posto ed essere così emarginati.
 
Ma c’è anche la paura di Dio. Abbiamo udito il primo uomo che dice: “ho avuto paura di te e mi sono nascosto”.
 
Abbiamo paura del suo castigo: anche persone che sembrano indifferenti, nel momento in cui un evento doloroso appare nella loro esistenza immediatamente ricorrono a questa interpretazione: “ma cosa ho fatto di male per meritarmi questo?”, come se Dio fosse il castigatore. Abbiamo una paura, inconscia, che emerge nei momenti in cui siamo messi alla prova.
 
Abbiamo paura della sua invidia: abbiamo paura che Dio sia invidioso della nostra felicità. I pagani erano atterriti dall’invidia degli dei e tutto quello che facevano era per rabbonirli, perché non fossero così invidiosi della loro felicità. Noi stessi abbiamo paura di essere felici e quando lo siamo diciamo “mi succederà qualcosa”.
 
Abbiamo paura che Dio ci chieda troppo. Come si fa? Come si fa oggi a consacrarsi totalmente a lui? Come si fa oggi a stabilire un’unione d’amore promettendosi per sempre? È impossibile: Dio è troppo esigente!
 
Non temere! Dice il Signore a Maria, a noi, a Margherita.
 
Non temere, Maria! E pronuncia oggi il nostro nome. Ci sentiamo chiamati per nome. Essere chiamati diventa la condizione per aprire e poi nutrire una relazione profonda.
 
Uno degli insulti più pesanti che possiamo fare alla nostra umanità è quello della generalizzazione con categorie come gli uomini, le donne, i ricchi, i poveri, i credenti, i laici, i cittadini, gli stranieri., i malati, i carcerati. Noi generalizziamo, ma è veramente un insulto, perché ognuno di noi nella sua vita attende di essere riconosciuto, di essere chiamato per nome. Non si pretende da tutti, ma ci attendiamo delle relazioni nelle quali il proprio nome - cioè la propria profondità e unicità - venga riconosciuta e accolta.
 
La chiamata per nome è fondamentalmente connotata dall’amore. Chiamati per nome ci sentiamo riconosciuti, accolti, abbracciati e possiamo operare per un futuro sensato della nostra vita.
 
Non siamo noi a chiamarci: è sempre un altro che ci chiama. Quest’altro ci conduce alla possibilità che la fede ci apre e il Signore ci rivela, cioè che è proprio lui l’altro che ci chiama. Tutto le volte che sentiremo suonare il nostro nome con amore da parte di una persona umana, in qualche modo possiamo avvertire l’eco di quella chiamata fondamentale che è quella del Signore.
 
Essere chiamati per amore ci genera alla vita, alla nostra vita. Ci rigenera. Anche quando sembra che la nostra vita stia appassendo o addirittura morendo.
 
Infine, nelle parole dell’angelo troviamo la ragione per vincere la paura: “Hai trovato grazia presso Dio”. Lo dice a Maria, la piena di grazia, l’Immacolata Concezione, ma lo dice alla sua Chiesa, lo dice a questa nostra comunità, lo dice a ciascuno di noi, lo dice a te Margherita: “Hai trovato grazia presso Dio”. La benevolenza di Dio diventa una benedizione.
 
La benevolenza di Dio noi la vediamo manifestarsi tutta nella persona di Gesù. La grazia che Dio ci dona è Gesù.
 
Cara Margherita, la tua consacrazione è la risposta a questo amore. L’intuizione di questa scelta l’hai maturata in questi anni e stasera davanti alla comunità viene rappresentata anche attraverso questa scelta profetica nel nostro mondo che è la scelta della verginità per sempre. È una scelta che non dice una rinuncia, ma un amore. Dice la risposta d’amore al nome che il Signore pronuncia attraverso Gesù, chiamandoti a consacrarti a lui.
 
Il segno della verginità è un segno che ci interpella. Interpella le persone consacrate che sono qui presenti e che vedono rinnovarsi dentro questo segno la loro relazione con il Signore. Interpella anche tutti e ciascuno, anche le persone che si amano in una relazione familiare e coniugale. È un segno dell’amore di Dio al quale noi corrispondiamo rispondendo alla sua chiamata.
 
La grazia ti accompagni sempre. Un itinerario non semplice e impegnativo ti aspetta. Sempre ci sentiamo inadeguati e siamo accompagnati dalla paura, ma è la grazia che ci permette di vincere. Le parole dell’angelo che risuonano questa sera per Maria, per noi e per te - cara Margherita - discendano su ogni paura umana, la dissolva con la forza della grazia di cui sono portatrici.
 
La nostra vita non è una pura casualità o una mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio.
(Trascrizione da registrazione)
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