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Apertura del processo di beatificazione di Giulia Gabrieli - Santuario di Stezzano






Care sorelle e fratelli,
abbiamo udito il Signore Gesù rivolgerci queste parole: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro”.
 
Noi questa sera ci siamo riuniti e il Signore ci fa dono del suo ristoro. Abbiamo bisogno di essere ristorati, non solo nutriti, non solo riposati.
 
Il dono di Dio questa sera per noi è anche il ristoro di Giulia. Insieme a noi, così numerosi, riuniti in questo bello e caro Santuario, voglio sentire presenti tutti i bambini malati, le loro famiglie e tutti coloro che se ne prendono cura. Possiamo riconoscere anche in loro - che Giulia ha avuto tanto a cuore - gli affaticati e gli oppressi che Gesù invita ad avvicinarsi a lui perché possano trovare ristoro.
 
Il ristoro di Giulia è stato quella fede in Dio avvertito come padre, che abbiamo sentito risuonare nelle sue stesse parole. Ci hanno testimoniato un grande amore verso i suoi cari, un grande amore che si è esteso sempre più ad un numero di persone incalcolabile che l’hanno conosciuta dopo la sua morte, un grande amore per Maria la madre di Gesù, per Gesù stesso, ma il grande amore che tutto e tutti comprende è l’amore per Dio come padre, riconosciuto con un realismo e una intensità che ci lascia sempre meravigliati.
 
Questo ristoro di Giulia questa sera ci viene offerto perché anche noi possiamo ristorarci in questo amore. Se qualcuno non lo ha ancora sperimentato, possa ristorarsi nella speranza di questo amore.
 
Gesù ha detto poi: “Ti rendo lode, Padre, perché hai rivelato ai piccoli le cose di Dio”.
 
Se il ristoro che Giulia ci dona è la sua fede nel Padre, il ristoro che ci dona Gesù è la sua meraviglia per ciò che i piccoli rappresentano, per quella comprensione di Dio che sembra una loro esclusiva. “Hai nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”.
 
Vorremmo essere tutti piccoli, per ricevere il ristoro di Gesù. Se a volte ci sembra di non essere piccoli e, smaliziati e cinici, non riusciamo più ad accedere a questa limpidezza, chiediamo la grazia di ridiventare piccoli, la grazia di questa piccolezza capace di comprendere Dio.
 
Ora diamo il via a quello che si chiama “processo”. Una parola molto seria, che rischia di suscitare qualche perplessità o anche qualche sorriso. Se però prendere la parola processo nella sua origine, dal verbo procedere, si apre per noi un cammino.
 
In verità il cammino è cominciato già da tanto tempo. Da questo momento lo vogliamo percorrere con una consapevolezza maggiore e condivisa tra tutti coloro che hanno conosciuto Giulia personalmente o attraverso le testimonianze su di lei.
 
Procediamo, camminiamo! È una delle immagini più belle che appartiene all’uomo biblico, all’uomo di fede, all’uomo evangelico.
 
Camminando noi ci avviciniamo alla meta. Quale è la meta? Chi è la meta? Non sarà nemmeno l’esito di questo processo, sarà piuttosto la sua origine, cioè Gesù stesso.
 
Proprio oggi nella liturgia della Chiesa risuonavano queste parole dell’Apostolo: “Fratelli, non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione, ma mi sforzo di correre per conquistarla”. E noi possiamo dire che Giulia ha proprio corso per conquistare la meta.
 
L’Apostolo poi aggiunge: “Perché corro? Perché anche io sono stato conquistato da Cristo Gesù”. Il senso profondo di questo cammino non è semplicemente riconoscere le tracce di santità nella vicenda di Giulia, ma quello di raggiungere insieme la meta che è Cristo Gesù. Un raggiungere la meta non per forza di volontà e tanto meno per convenzione, ma perché siamo stati conquistati da lui.
 
C’è un’altra immagine del “procedere” che mi sembra dare ragione a quello che ufficialmente e anche un poco formalmente noi tra poco vivremo. Ci sono scienziati che procedendo passo passo nella loro ricerca, fanno scoperte eccezionali, capaci di cambiare la storia del mondo, la vita degli uomini, di dare speranza alla loro salute. Ci sono esploratori che raggiungono terre che mai nessuno ha visto. Viene poi il momento in cui quella loro scoperta deve essere consegnata al mondo. Allora è necessario che venga confermata, che ci siano testimonianza, che ci siano documentazioni perché il mondo intero ne riconosca la bellezza della scoperta.
 
Noi, cominciando da coloro che le sono stati più vicini, abbiamo scoperto in Giulia un tesoro. Se siamo qui è perché abbiamo fatto questa grande scoperta. Noi vorremmo offrire questo tesoro al mondo. Allora - come avviene per la scoperta di uno scienziato o di un esploratore - anche noi vogliamo cercare le prove e le conferme perché tutti possano riconoscere questo tesoro.
 
Siamo all’inizio.
 
Desidero concludere sottolineando una felicissima e provvidenziale concomitanza. Ce ne sono altre, non poche, che sono state ricordate. Vorrei però ora porre l’attenzione sulla celebrazione in questi mesi del Sinodo dei Giovani, che ha visto proprio in questi giorni la consegna della lettera che il Santo Padre ha voluto indirizzare ai giovani a conclusione di questo percorso.
 
Scrive Papa Francesco scrive: “Il cuore della Chiesa è pieno di giovani santi. Sono stati preziosi riflessi di Cristo giovane. Risplendono per stimolarci e farci uscire dalla sonnolenza. Molti giovani santi hanno fatto risplendere i lineamenti dell’età giovanile in tutta la loro bellezza e sono stati nella loro epoca dei profeti di cambiamento. Il loro esempio mostra di che cosa siano capaci i giovani quando si aprono all’incontro con Cristo”.
 
Poi, rivolgendosi direttamente a loro, il Papa scrive: “Non lasciate che vi rubino la speranza e la gioia! Osate essere di più, perché il vostro essere è più importante di ogni altra cosa! Non avete bisogno di possedere o apparire! Invocate lo Spirito Santo e camminate con fiducia verso la grande meta: la santità. In questo modo non sarete delle fotocopie, ma sarete veramente voi stessi!”.
 
Mettiamo questo inizio del percorso - che ci auguriamo col cuore si possa compiere - nel segno della preghiera. Continueremo a farlo in questi mesi e in questi anni prossimi.
 
Desidero ringraziarvi tutti. Con grandissimo affetto ringrazio i genitori, il fratello, i nonni, i parenti di Giulia. Ringrazio l’associazione e tutti coloro che si sono adoperati perché il sogno di Giulia continui a poter raggiungere tante persone.
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