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Sabato Santo - Veglia Pasquale - Cattedrale






Care sorelle e fratelli,
 
vi devo confessare un sentimento che mi sta attraversando: avverto che - certamente io, ma forse anche voi - facciamo un grande torto alla nostra fede, un grande torto all’esperienza cristiana, un grande torto al dono che abbiamo ricevuto. Molto spesso noi misuriamo questo dono a partire dai nostri comportamenti, che sono però dimessi, a volte mortificanti e mortificati.
 
Facciamo torto perché ci concentriamo più sui nostri peccati, sulle nostre incoerenze, sui nostri limiti, sui limiti e gli scandali della Chiesa, sulle oscurità delle vicende e delle loro rappresentazioni dolorose.
 
Care sorelle e fratelli, noi facciamo torto al dono, perché l’esperienza cristiana è innanzitutto grazia, è innanzitutto luce, è innanzitutto sorpresa, è innanzitutto gioia, è innanzitutto vita.
 
Noi stasera stiamo respirando e sperimentando questa grandezza infinita dell’esperienza cristiana, che non ci porta al trionfalismo ma alla meraviglia e alla riconoscenza, cioè a dire semplicemente: è bello essere cristiani! sono fortunato a essere cristiano! Anzi meglio: sono benedetto ad avere ricevuto quel dono iniziale che rimane sempre “il principio” non solo come fattore temporale, ma come possibilità di essere cristiano che è il Battesimo. Tutta questa veglia è battesimale. Ritroviamo infatti quei segni che hanno caratterizzato il nostro Battesimo, quei segni che avete visto nel Battesimo dei vostri figli e nipoti: la luce, l’acqua, la parola e finalmente quel pane e quel vino a cui i battezzati approdano. Avremo anche la gioia di donare il Battesimo ad un giovane che lo sta chiedendo e per cui si è preparato.
 
La nostra comunità lo accompagna, ma non solo con la preghiera, la simpatia e la gioia di vedere una persona che diventa cristiana in età non infantile. La nostra comunità lo accompagna dicendo: “noi siamo battezzati! noi saremo anche poveri peccatori, noi avremo anche tradito il Cristo, ma lui è la sorgente! lui è la nostra forza! lui è la nostra speranza! lui veramente ha cambiato il mondo!”.
 
Noi tante volte ci chiediamo “potrò mai cambiare?”, rispetto ai lati oscuri della nostra vita che a volte ci pesano e sembrano condizionare tutto della nostra esistenza. Forse no, non potrò cambiare. Ma c’è uno che continuamente mi rinnova, che continuamente mi offre questa possibilità, che accompagna il mio misero sforzo di cambiare: questo è il Cristo, morto e risorto. È il Cristo che inaugura una vita nuova.
 
Noi tutto questo lo sperimentiamo già. Ma il torto che facciamo è che viviamo come se non fosse così. Noi siamo morti con Cristo e siamo già risorti con lui.
 
Cari fratelli, voi mi direte: “è un’idea!”. Non è soltanto un’idea. Abbiamo fatto un’esperienza, ci sono stati offerti dei segni, ma voi mi direte: “sono soltanto dei segni!”. E allora c’è la Parola, il Vangelo del Signore che ci illumina e ci dice la pregnanza di quei segni e di quello che è il Cristo Signore, nel quale siamo stati immersi: immersi nella sua morte per risorgere con lui. Ma non alla fine: è già avvenuto! Poi però la nostra vita è quella che è. Sì, tuttavia la nostra vita è continuamente non solo ispirata ma alimentata da questa vita, la vita di Cristo.
 
Noi cercheremo di essere coerenti, noi faremo del Vangelo la nostra legge interiore, ma a partire da questo dono, non a partire da sforzi volontaristici che si riveleranno sempre inconcludenti.
 
Spero che non per le mie parole, ma per quello che stiamo vivendo in questa santa veglia battesimale, ciascuno di noi possa riaccendere non solo la sua consapevolezza, ma la sua fede nel dono della vita nuova che ci è stato comunicato da Cristo Signore.
(trascrizione da registrazione)
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